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La comunicazione non è foie gras

  • Immagine del redattore: Yasmine Safi
    Yasmine Safi
  • 4 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

Mi è stato dato un nuovo strumento a lavoro. Bello, eh. Adoro l’AI quando analizza, incrocia dati, mette ordine, costruisce tabelle, quando mi restituisce una visione d’insieme. Mi piace meno quando inizia a suggerire. Non perché i suggerimenti siano sbagliati, ma perché sono da manuale di marketing, e per me il marketing standard è una lingua che oggi sento spoglia di inventiva, di ideali, di ispirazione, una lingua che continua a ripetersi anche quando il contesto è cambiato.

E sia chiaro, non accuso l’AI. L’AI si rifà al marketing scritto da noi, umani, sottolineo. Non crea da zero, restituisce ciò che abbiamo già dato.

Una frase suggerita tipica di queste nuove strumentazioni suona così:“Pubblica 3–5 case brevi (impresa e corsi) con numeri e testimonianze e distribuiscile su LinkedIn, sito e WhatsApp”.

Interfaccia digitale che mostra suggerimenti e priorità operative standardizzate.
Fonte immagine: screenshot dell’autrice.


Il case, la testimonianza, il “fai il reel dove raccontiamo come è andata”, con sconosciuti che sorridono Coca-Cola è puro Mad Men.

In Mad Men, nella prima stagione, c’è un momento che per me riassume l’idea di marketing dell’ epoca: L’agenzia lavora su una campagna per una marca di sigarette mentre cresce la paura per la loro tossicità. Le idee si accumulano, qualcuno flirta con il tema della morte, del rischio, ma la direzione finale è un’altra: spostare il discorso sul processo, sulla coltivazione, sul sole, sulla tostatura.



La pubblicità, lì, non serve a dire la verità sul prodotto. Serve a dire al consumatore: vai bene, puoi stare tranquillo, non c’è nulla da temere.

Parola chiave: rassicurazione. Io dico basta rassicurazioni. È tempo per l’invenzione. Dovremmo smettere di cercare conferme continue e iniziare a cercare ingegnosità, fantasia, stile, voce, taglio, posizione, coraggio, forza, personalità che tentano e ritentano, anche sbagliando.

E invece cosa facciamo? Arriviamo ad accusare l’AI che “è tutta uguale”. Urliamo e ci indignamo che non c’è niente di nuovo. Ma se non diamo in pasto altro all’ AI questa non può restituire nulla di nuovo.

La verità che vorrei adottare come comunicazione è altro: è qualcosa che forse finirà nei manuali futuri, ma che al momento non rispecchia l’idea di comunicazione che serve oggi. La comunicazione non deve essere foie gras.

Il foie gras esiste solo perché qualcuno ingozza un’anatra a forza, fino a farle perdere il senso della fame.



A me il foie gras non piace, e non solo per una questione etica, ma per una questione di gusto.

Preferisco esplorare nuovi sapori. Non sarà facile, ma almeno non sarà banale.

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