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La costruzione artificiale di un pensiero prima ancora dello strumento.

Scena pixel art ispirata a Frankenstein con creatura, scienziato e schermo AI.

Facciamo continuamente richieste all’intelligenza artificiale.


“Scrivimi questo.”

“Traduci.”

“Trova.”

“Riassumi.”


Però in pochi chiedono all’AI:

“Tu hai domande per me?”


𝗘 𝗻𝗼, 𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗼𝗽𝗹𝗲 𝗼 𝘀𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗔𝘀𝗶𝗺𝗼𝘃.

𝗜𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗺𝗮𝗹𝗲𝗱𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗶.


Per esempio:

mettiamo che io voglia supporto per delle pagine web.


Pagine. Plurale.

E già qui cambia tutto: goga mi goga.


l’AI potrebbe chiedermi:

“Qual è il vero obiettivo della pagina?”


Vendere?

Generare lead?

Costruire autorevolezza?

Posizionarsi su Google?

Essere citati dalle AI?

Educare?

Filtrare clienti?

Costruire un tono riconoscibile?


E ancora:

questa istruzione vale per una sola pagina?

O per tutto il progetto?


Perché magari io voglio usare quel sistema sia per la pagina A che per la B che per la C.


E allora:

creo tre progetti differenti?

Uno solo?

Specializzo tutto?

Creo istruzioni rigide?

Oppure lascio margine di adattamento?


E qui secondo me cambia completamente il modo di usare l’AI.

Perché non stai più “dando un prompt”.

𝗦𝘁𝗮𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼.


E sì, le istruzioni servono, cavoli se servono.

Specificare, contestualizzare e specializzare è corretto ma c’è ancora una 𝗰𝗼𝘀𝗶𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶:

capire quando una struttura va (e come va) adattata invece che replicata.


Perché ogni progetto ha priorità, contraddizioni, [𝘪𝘯𝘴𝘦𝘳𝘪𝘴𝘤𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘢 𝘢 𝘵𝘶𝘢 𝘴𝘤𝘦𝘭𝘵𝘢] diverse.


Ed è anche per questo che quando creo istruzioni o progetti, una delle prime cose che chiedo è:

“𝗛𝗮𝗶 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝘁𝘂𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶?”


Perché magari alcune entrano in conflitto, altre sono vaghe, altre ancora per me sono fondamentali e per il modello irrilevanti; e tanti eccetera eccetera.


La linea:

“dagli un prompt e vai a prenderti un caffè”

è esattamente la parte 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼 del marketing AI.


Quindi sì:

inizio a fare lezioni sull’AI, 𝗠𝗔 non vendo pause caffè.


Quello che mi interessa davvero è un’altra cosa:

come costruisci il rapporto tra il tuo cervello e questi strumenti.


Io, per esempio, uso tantissimo ChatGPT.

E sì, conosco Claude, Notebook, Deep Search e altri strumenti.

Alcuni sono ottimi, ma continuo a preferire ChatGPT per come ragiono io.

Perché io scrivo, e quindi non mi serve una macchina che “scriva al posto mio”.

Mi serve qualcosa che mi aiuti a ragionare meglio: trovare connessioni.

evidenziare conflitti, oppure farmi notare punti ciechi.


Quindi la mia domanda, da markettara, non è:

“𝘋𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘩𝘢𝘪 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰?”

𝗤𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗶 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮.

La mia domanda è:

“𝘋𝘰𝘷𝘦 𝘵𝘪 𝘰𝘤𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦 𝘴𝘶𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘰?”

Questo lo chiedi all’AI.


Non stai più cercando qualcuno che pensi al posto tuo; stai cercando di capire dove uno strumento può aiutarti a ragionare meglio.

 
 
 

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