La costruzione artificiale di un pensiero prima ancora dello strumento.
- Yasmine Safi
- 18 mag
- Tempo di lettura: 2 min

Facciamo continuamente richieste all’intelligenza artificiale.
“Scrivimi questo.”
“Traduci.”
“Trova.”
“Riassumi.”
Però in pochi chiedono all’AI:
“Tu hai domande per me?”
𝗘 𝗻𝗼, 𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗶𝗹𝗼𝘀𝗼𝗳𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗼𝗽𝗹𝗲 𝗼 𝘀𝗽𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗔𝘀𝗶𝗺𝗼𝘃.
𝗜𝗻𝘁𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗶 𝗺𝗮𝗹𝗲𝗱𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗽𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗶.
Per esempio:
mettiamo che io voglia supporto per delle pagine web.
Pagine. Plurale.
E già qui cambia tutto: goga mi goga.
l’AI potrebbe chiedermi:
“Qual è il vero obiettivo della pagina?”
Vendere?
Generare lead?
Costruire autorevolezza?
Posizionarsi su Google?
Essere citati dalle AI?
Educare?
Filtrare clienti?
Costruire un tono riconoscibile?
E ancora:
questa istruzione vale per una sola pagina?
O per tutto il progetto?
Perché magari io voglio usare quel sistema sia per la pagina A che per la B che per la C.
E allora:
creo tre progetti differenti?
Uno solo?
Specializzo tutto?
Creo istruzioni rigide?
Oppure lascio margine di adattamento?
E qui secondo me cambia completamente il modo di usare l’AI.
Perché non stai più “dando un prompt”.
𝗦𝘁𝗮𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗴𝗻𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼.
E sì, le istruzioni servono, cavoli se servono.
Specificare, contestualizzare e specializzare è corretto ma c’è ancora una 𝗰𝗼𝘀𝗶𝗻𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗺𝗲𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗶 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶:
capire quando una struttura va (e come va) adattata invece che replicata.
Perché ogni progetto ha priorità, contraddizioni, [𝘪𝘯𝘴𝘦𝘳𝘪𝘴𝘤𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘰𝘭𝘢 𝘢 𝘵𝘶𝘢 𝘴𝘤𝘦𝘭𝘵𝘢] diverse.
Ed è anche per questo che quando creo istruzioni o progetti, una delle prime cose che chiedo è:
“𝗛𝗮𝗶 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝘁𝘂𝗲 𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶?”
Perché magari alcune entrano in conflitto, altre sono vaghe, altre ancora per me sono fondamentali e per il modello irrilevanti; e tanti eccetera eccetera.
La linea:
“dagli un prompt e vai a prenderti un caffè”
è esattamente la parte 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗼 del marketing AI.
Quindi sì:
inizio a fare lezioni sull’AI, 𝗠𝗔 non vendo pause caffè.
Quello che mi interessa davvero è un’altra cosa:
come costruisci il rapporto tra il tuo cervello e questi strumenti.
Io, per esempio, uso tantissimo ChatGPT.
E sì, conosco Claude, Notebook, Deep Search e altri strumenti.
Alcuni sono ottimi, ma continuo a preferire ChatGPT per come ragiono io.
Perché io scrivo, e quindi non mi serve una macchina che “scriva al posto mio”.
Mi serve qualcosa che mi aiuti a ragionare meglio: trovare connessioni.
evidenziare conflitti, oppure farmi notare punti ciechi.
Quindi la mia domanda, da markettara, non è:
“𝘋𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘩𝘢𝘪 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘰?”
𝗤𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗶 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗮.
La mia domanda è:
“𝘋𝘰𝘷𝘦 𝘵𝘪 𝘰𝘤𝘤𝘰𝘳𝘳𝘦 𝘴𝘶𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘰?”
Questo lo chiedi all’AI.
Non stai più cercando qualcuno che pensi al posto tuo; stai cercando di capire dove uno strumento può aiutarti a ragionare meglio.





Commenti