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Pelle

Aggiornamento: 10 mar

Macro texture della pelle umana.

Opterò per 187 milligrammi di Propofol, ad occhio pesa circa 62 kilogrammi, potrei aumentare le dosi, in fondo la formula prevede 4 milligrammi per ogni kilogrammo di peso corporeo, ma so che stava seguendo una dieta e non voglio rischiare.


La parte più preziosa è la pelle ed è estremamente sensibile.


La pelle umana, se non è adeguatamente trattata, si rovina, soprattutto quando non è più attaccata al muscolo, irrorata dal sangue e percorsa dai nervi.

Con uno specchietto mi assicuro che respiri ancora. Dorme.


Ho sistemato sul tavolo accanto a Lei un cucchiaio, un paio di forbicine, garza, cotone, una cannuccia, una bacinella, candeggina e un coltello da cucina: quello che sono riuscita a raccogliere in giro e frugando nella borsa.


Sento sulla guancia il calore invisibile dello schiaffo di papà. Non sto facendo le cose per bene. Sono avventata e disordinata e così mi mollo uno schiaffo da sola, devo fare le sue veci.

Faccio un respiro profondo, conto in sequenza disparata i numeri 13,15, 7 e riempio la bacinella di candeggina e ci immergo tutti gli strumenti.

Rovisto nella borsa in cerca dell’Eparina, trovo la boccetta e leggo veloce sull’adesivo le indicazioni del medico: 0,5 milligrammi al giorno. Raccolgo dal fondo della bacinella la cannuccia e con molta attenzione, cerco di aprire uno spiraglio tra le sue due labbra, svuoto il contenuto della boccetta nella cannuccia, piano. Mentre i granelli del coagulante le si sciolgono in bocca, delicatamente, con la garza bagnata, le pulisco il viso, insistendo lungo l’attaccatura dei capelli.


Ora potrei ripensarci.


Estraggo il coltello e appoggio la punta sulla fronte, al centro. Leggera pressione e la lama fora la pelle, un po' di sangue fugge dalla fessura e cerco di tamponarlo con la garza e il cotone. Con la mano sinistra che si aggrappa al collo e la destra stretta intorno al manico del coltello, inizio a circumnavigare il viso, disegnando un’ellissi quasi perfetta.

Ora la pelle del viso sembra galleggiare su di un filo di acqua.


Prima dello strappo finale devo incidere occhi e bocca. Studio la sua bocca.

Più la guardo, più mi convinco che non ci sia alcuna giustizia.


Sento un prurito lungo le mani, nel bassoventre, dietro la nuca.

Agguanto con le dita i lembi superiore della fronte e tiro con decisione.


L’ho strappata. Finalmente, stretta nei pugni ho la sua bellezza.


Sistemo la maschera di pelle sul mio viso.

Nella viscosità del sangue e nel profumo della candeggina sento il mio volto scomparire, la sua carne sta penetrando come una larva sotto la mia pelle, scava affamata e mi pare di sentirla mordere.

Lascio che banchetti con la mia faccia, che ingoi ogni piega e ruga della mia bruttezza; mi sento soffocare, stringere: la sua pelle mi sta strozzando.

Si è avvolta intorno a tutta la mia testa e mi sta uccidendo.


La saliva spinge contro le labbra serrate e il mio ultimo singhiozzo è una risata.


Morirò bella.

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