Storia di una farfalla
- Yasmine Safi
- 10 mar
- Tempo di lettura: 2 min

Mi piacciono le farfalle. So tutto sulle farfalle.
Tutte le farfalle muoiono presto, alcune dopo un’ora altre dopo una settimana, al massimo un mese. Nessuna farfalla vive più di un mese.
Chissà com’è vivere solo un mese.
Sapete come muore una farfalla?
Si deposita su un fiore e danza. Agita le ali fortissimo, vibrano come se stessero congelando dal freddo, poi le ali si chiudono, appoggiandosi una accanto all’altra e la farfalla si pietrifica. Una statuina colorata. Possiamo ammirare la sua bellezza più da morta che da viva.
Per mia mamma sono una farfalla.
Per lui sono una bellissima farfalla.
Mi piace quando lo dice, anche perché tra le mie compagne di classe sono la più bruttina. Ho scritto una poesia a riguardo, mamma ha detto che era dolce e ingenua, si intitola “falena tra le farfalle”.
Lui mi parlò la prima volta dopo che lessi quella poesia in classe.
Mi disse che in realtà ero io la bellissima farfalla, che mi avrebbe mostrato i miei veri colori ma che doveva rimanere un segreto.
Mi piacciono i segreti. È una cosa da grandi. Mamma ha tanti segreti e ora ne ho uno anche io.
È un po' come conoscere un linguaggio segreto, senza parole o suoni, solo occhi e sorrisi. Lui sorride poco, credo; quando stiamo insieme, gli do sempre le spalle, seduta sulle sue ginocchia con le sue dita che mi fanno il solletico: mi ricordano tante formichine che corrono lungo la pelle.
Ci vediamo solo durante la ricreazione, sparliamo dei compagni, disegniamo insieme, ci confidiamo. Il suo argomento preferito è sua figlia, siamo nella stessa classe e lui vorrebbe fossimo amiche, perché sono unica, divertente, originale e vorrebbe sua figlia mi assomigliasse.
Papà non me le dice queste cose e per mamma sono speciale a prescindere.
Io voglio piacere come le farfalle. Sono delicate e colorate e sembrano magiche, come se fossero fuggite da un libro di fiabe.
E ora anche io vorrei fuggire, ma ho freddo, così freddo da non riuscire a muovermi.
Mi ricorda l’inverno, quando gioco senza guanti e le dita sembrano di due taglie più grandi e le sue dita mi sembrano più grandi, troppo grandi, come l’ombra su un muro.
Il bacio nemmeno lo ricordo più. Credo fosse bello, come nei libri, come le principesse. Non importa. Ora sento solo le mani. Non sono più formichine ma ragni che mordono le cosce, che cercano il buio sotto la gonna.
Fa male, e io sento un brivido e tremo, forte, fortissimo. Poi d’un tratto sento qualcosa di caldo, un filo che mi sembra scivolare via dal cuore, lungo le gambe e bagnare il calzino. Non tremo più. Lui parla, continua a ripetere di stare ferma, che devo rimanere immobile perché vuole guardarmi tutta e io lo ascolto, mentre fisso il disegno di una farfalla appeso al muro.





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