top of page

兔Tù- il Coniglio

  • Immagine del redattore: Yasmine Safi
    Yasmine Safi
  • 5 feb
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 19 feb

(ispirato al caso Hello Kitty)


Clse-up on a albinos eye of a Crossbreed rabbit

Ciao, mi chiamo Man-yee, ho ventiquattro anni e sono una prostituta.


Sono una Purple e una SS. Ora vi spiego: le Purple sono donne che “amano” farsi picchiare, le SS, è il diminutivo di Soulless. In poche parole ci trasformiamo in un oggetto, in un oggetto che ha più dignità di una donna, come posaceneri umani, sacchi da boxe, oppure latrine. Dipende dal cliente, dipende dalla fantasia e soprattutto, dipende dai danni che hanno in testa.


Non guadagno molto, il giusto, per permettermi qualche manicure, qualche vestito e tante, cazzo, tante sigarette. Adoro fumare.


Per le altre ragazze del Kitty-Kitty sono una stupida, secondo loro dovrei prendermi cura dei miei polmoni, della mia pelle, delle mie ovaie: io aspetto solo che tutto di me si prosciughi come prugne secche. E poi, a me piace la mia vita, mi piace il viola dei lividi sulla pelle.


Posso immaginare quel colore scivolare dentro di me come inchiostro, lungo la pleura che ricopre i polmoni, e denso nei succhi gastrici, trasformandoli in un catrame nero e vischioso. “Non sei fatta per vivere”, diceva mamma e sperava morissi lungo le strade di Hong Kong, al freddo, in qualche casa desolata.


E invece sto morendo ora mamma. Ho rubato il portafogli alla persona sbagliata. Chan Man-Lok. E lui mi ha punito. Una punizione che è durata 48 giorni. Giorni di sevizie, stupri, schiaffi e botte, giorni di penetrazioni “fantasiose” e tagli e sangue e … freddo.


 Oggi è il quarantanovesimo giorno.


Le mie gambe stanno bollendo nella pentola del ramen, mi spiace non essermi rasata prima della messa in acqua, e intanto Chan mi scortica le braccia: sapete la pelle cotta scivola via dall’osso come scotch, si attacca alle dita come lo scotch e scricchiola, proprio come la colla dello scotch. Una situazione appiccicosa, insomma.


Quando ha finito, si accende una sigaretta e si avvicina a me, le scarpe lucide, il logo Armani ormai sbiadito, scivolano sul telo grumoso di quel cocktail liquido. Sangue, feci, urina, umori, però ogni odore si liquefa sotto l’aroma affumicato delle Xiangyang.


Chan appoggia il coltello sulla gola, la lama è sporca, sensuale, rozza, proprio come lui. Stringe il pugno e inizia a dondolare piano, avanti e indietro. Il mio sguardo è fisso sulla sigaretta, riesco a sentire il crepitare del tabacco, rosso, eccitato. Taglia la carne, i nervi, l'osso e la testa… clack e scivola via.


Cambio di prospettiva, ora davanti a me c’è un peluche, grande come un bambino, con le orecchie candide e lunghe. Un coniglio, il sorriso nascosto da un papillon. Chan mi raccoglie, il collo gronda sangue e disegna caratteri morse lungo tutto il pavimento, fino alla cucina. Mi appoggia sul tagliere e pulisce sul legno la lama del coltello: si libera di occhi, orecchie e naso, praticamente tutto quello che non gli interessava durante il sesso e getta tutto nella pentola del ramen, ormai vuota. Le mie gambe saranno da qualche parte a raffreddare. Apre brusco uno dei cassetti della cucina e tira fuori ago e filo, e mi stringe per i capelli, ma senza desiderio. Dondolo sbattendo contro la sua gamba. Ci sistemiamo dietro il pupazzo, io appoggiata sulle sue ginocchia. Una linea nera attraversa la spina dorsale del coniglio. Chan infila due dita, allarga l’apertura e io scivolo dentro la stoffa, in un buio umido e caldo. Dopo il buio c’è la cucina, la posso vedere attraverso due cerchi piccoli e lucidi mentre dietro di me, a cadenza regolare, l’ago mi sfiora la nuca.


Posso percepire altro di me dentro al pupazzo. Sento le mie braccia, lì vicino, cucite nella carne di stoffa e anche le gambe, stritolate in quelle zampe bianche e rosa. E il cuore, che non batte da qualche parte, nell’ovatta.


 Lo vedo allontanarsi. Non mi ha baciata. Non mi guardava ma mi baciava.


 Chan? Chan?


 Almeno dormirai con me stanotte?

Commenti


bottom of page